Malvasia 2024
Dietro Cisteller c’è una di quelle storie che non ti inventi: due ragazzi, enologia, un progetto universitario per rovinare il vino con i batteri… e invece viene fuori qualcosa di clamoroso. Da lì nasce tutto. Siamo nel cuore del Penedès, in quella zona che loro chiamano Corpinnat, su suoli calcarei e marne morbide, con pH bassi e un’energia che ricorda certi territori tra Champagne e Chablis. Vigne a 300 metri, lontane dalle logiche produttive facili, in una terra che nessuno voleva. Oggi invece è oro.
Questa Malvasia è un piccolo miracolo: un’uva quasi scomparsa, sopravvissuta per caso in un angolo della regione, riportata in vita con intelligenza e rispetto. Nel bicchiere è tensione pura: sale, acidità, verticalità. È uno di quei bianchi che non si allargano mai, che rimangono sempre dritti, vivi, con una precisione che ti tiene agganciato al sorso.
Lavorazioni pulite, un tocco minimo di solforosa solo dove serve.
Un vino che non urla, ma vibra forte.
BEVETENE TUTTI (finché ce n’è)