Ambonnay 2019 brut nature Deg. 3/24
Marguet è uno di quei produttori di Champagne di cui si può parlare per ore, ma alla fine la cosa più importante è una: lavora da paura.
Benoît Marguet è ad Ambonnay, nella Montagne de Reims, e da anni porta avanti una viticoltura biodinamica certificata Demeter, lavorando il terreno, usando il cavallo e cercando di accompagnare il vino senza mettergli addosso una tonnellata di tecnica.
Ma la certificazione, francamente, è quasi la parte meno interessante. Marguet è bravo davvero. I suoi Champagne hanno energia, precisione, profondità e una capacità impressionante di mettere insieme materia e tensione.
Il problema, oggi, è trovarli.
Questa è la versione Ambonnay Grand Cru 2019: 69% Pinot Noir e 31% Chardonnay, provenienti dal Grand Cru di Ambonnay. Vinificazione e affinamento in legno, lunghissimo riposo sui lieviti e zero dosaggio. La sboccatura è di marzo 2024. Solo 3.121 bottiglie prodotte.
E poi ci sono i numeri che fanno capire il personaggio: 12 mg/l di SO₂ totale.
Praticamente niente.
Ma non è uno Champagne esile, scarno, tutto “natural wine”. Anzi. È una lama con la materia. Ambonnay dà struttura, il Pinot Noir porta profondità e polpa, lo Chardonnay tiene tutto in piedi con una tensione precisissima. Il vino è secco, verticale, salino, ma soprattutto ha quella sensazione di energia che ti fa venire voglia di continuare a berlo.
Uno Champagne che non ha bisogno di spiegazioni complicate: bottiglia importante, produttore enorme, reperibilità quasi ridicola.
E questa è solo una delle referenze Marguet che abbiamo trovato.
BEVETENE TUTTI (finché ce n’è)